26 ottobre 2014 – 1a Domenica dopo la Dedicazione della Cattedrale

Dopo la festa della Cattedrale, celebriamo oggi nella Chiesa Ambrosiana la giornata missionaria mondiale. Passiamo così dal centro ai confini: di sua natura, infatti, ogni comunità cristiana, nutrita dalla Parola e dal Pane che dà vita, è aperta a tutti, sa andare incontro, accompagnare, farsi carico e diffondere il profumo del Vangelo.

Gesù vuole che ogni discepolo diventi apostolo, che si proponga cioè di vivere e di agire nel suo nome. Confidando nella grazia dello Spirito santo, che non ci abbandona mai, e facendo tesoro dello stile di vita di Gesù, in comunione con tutta la Chiesa, rinnoviamo il nostro proposito di coltivare in noi stessi e nei fratelli la risposta della fede.

don Paolo   

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19 ottobre 2014 – Festa della Dedicazione della Cattedrale

Alla lucMadonninae e sotto il mantello materno della Madonnina del Duomo vive anche la comunità civile e cristiana di Baggio, dalle antiche tradizioni e dall’incessante vivacità. E’ bello perciò celebrare insieme la festa del Duomo, l’appartenenza alla Chiesa, e la sagra di Baggio, che ci stimola a rinnovare le molte ragioni di comunione tra noi.

 

 

Un ulteriore motiPaolo VIvo di gratitudine e di fierezza è dato oggi dalla beatificazione di papa Paolo VI, indimenticabile Pastore tra i milanesi e poi per la tutta la Chiesa. Egli ci esorta ancora, mezzo secolo dopo la morte, a vivere intensamente l’appartenenza cristiana ed ecclesiale per gustare e donare, nella normalità della vita, “la gioia del Vangelo”.

don Paolo

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12 ottobre 2014 – 7a domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista

La parabola dei diversi esiti della semina, nell’ultima delle domeniche dopo il martirio del Precursore di Gesù, ci rende consapevoli che Dio ha investito in abbondanza nel campo della nostra vita. Il seme della Parola richiede un’adesione primaria e costante perché in noi metta radici una vita adatta a contenere e a diffondere “i segni del Regno che viene”.

Chi ha scoperto il tesoro nascosto da Dio nel proprio campo, non può vivere in modo generico, in un’appartenenza mediocre: abitati dal suo Spirito, siamo destinati – come affermano le pagine di Isaia e di san Paolo – ad essere per tutti una benedizione. Proponendoci il massimo dei frutti, rinnoviamo l’impegno di servire al meglio il Signore.

don Paolo

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Ricolmi di gioia, anche se…

Ho cercato un augurio, caBaggioDaCampanilerissimi amici, per avviare insieme il nuovo anno e il pensiero si è diretto, guidato da un’intuizione, verso le parole della prima lettera di san Pietro apostolo, dove è scritto:

Siate ricolmi di gioia, anche se ora, per un po’ di tempo, dovete sopportare difficoltà di ogni genere. Anche l’oro, benché sia una cosa che non dura in eterno, deve passare attraverso il fuoco, perché si veda se è genuino. Lo stesso avviene per la vostra fede, che è ben più preziosa dell’oro: è messa alla prova dalle difficoltà, perché si veda se è genuina… Voi non avete visto Gesù Cristo eppure lo amate; ancora non lo vedete, eppure credete in Lui. Anzi, state raggiungendo il traguardo della vostra fede, cioè la vostra salvezza: per questo siete pieni di una gioia grandissima, che non si può esprimere a parole. (1Pt 1,6-9)

L’augurio è quello di mantenere viva o di ritrovare la gioia, nonostante la tristezza che serpeggia, per le situazioni vicine – mancanza di lavoro per tanti, crisi economica, problematiche importanti aperte con prospettive contrastanti – e per quelle più globali – la sofferenza di tanti popoli, l’immigrazione incessante, gli estremismi inconcepibili – che hanno fatto pensare, in un certo senso, alla “terza guerra mondiale a pezzi”. La difficoltà dei tempi che attraversiamo può raffinare la fede, metterne in risalto il valore e la necessità, “la genuinità” come dice l’apostolo che scrive. Sentiamo che è importante coltivare la fede, radice di una speranza vera, non solo per noi stessi ma anche a servizio di altri, di tanti, di persone conosciute e care e di quelli che incrociamo ogni giorno. Immagino che agli angoli delle nostre vie, quando ci si incontra, si srotoli una serie di lamentele sulle difficoltà che la vita comporta: ci si racconta a vicenda, ci si consola reciprocamente e si continua il cammino con il pensiero che “ciascuno ha la sua croce da portare”. Sarebbe bello e giusto che i cristiani sapessero raccontare qualche ragione di fiducia e di speranza, sollevando gli occhi e lo spirito al Cielo, là dove Dio abita, dove Dio veglia su tutti i suoi figli, rinnovando nel cuore di ognuno il desiderio di un bene più grande.

Poiché la fatica è grande, noi siamo chiamati ad essere presenti, a non nasconderci, a non evitare le difficoltà: continuiamo a ricevere dall’Altissimo molto di più di ciò che è strettamente necessario a noi e ci è donato tanto perché sia distribuito, diffuso capillarmente, offerto con gratuità.

L’augurio che possiamo scambiarci, all’inizio di un nuovo anno ecclesiale, è quello di essere – come ci suggerisce la nota dell’Arcivescovo e ancora di più la bellissima Esortazione di papa Francesco sulla “gioia del Vangelo” – UNA COMUNITA’ CHE, EDUCANDOSI, EDUCA, ossia cominciando da se stessa. Ecco perché un risalto particolare vorremmo dare quest’anno alla “catechesi degli adulti”, attraverso diversi percorsi, comunitari e particolari. Spesso infatti ci proponiamo cose belle, valori essenziali senza averli acquisiti in modo adeguato. Abbiamo tanto bisogno di ascoltare, di lasciarci ammorbidire il cuore: il primato, quasi l’esclusività del “dare”, ha soffocato anche nelle nostre parrocchie la ricerca e la disponibilità a “ricevere”. Non nutrendoci della Parola e della riflessione cristiana (ridotta per tantissimi alla Messa e all’omelia domenicale) non troviamo più risorse per incentivare i percorsi dello Spirito in noi e nel nostro prossimo.

Se viene spontaneo chiedersi: dove sta andando il mondo e il nostro tempo?, potremmo aggiungere la domanda: come la fede mi invita a reagire alle difficoltà presenti? Quale bene Dio vorrà ricavare da ciò che mi turba e mi rattrista? Come ogni giorno siamo invitati a pregare, intercedendo per tutti e specialmente per chi è in maggiore difficoltà, la coscienza illuminata dal Vangelo ci chiama ad interessarci delle notizie che provengono dagli scenari più tribolati. La cronaca e la Bibbia possono procedere insieme e reciprocamente illuminarsi, perché Dio ama e si è introdotto definitivamente nelle vicende umane, così difficili talora da giustificare e da sopportare.

Scrutando ancora il testo di san Pietro possono essere rilevanti quelle parole che giungono al cuore della nostra fede, a proposito di Gesù: “voi non avete visto Gesù, non lo vedete neppure oggi… ma voi lo amate e credete in Lui”. Questo legame, che si rafforza nella lettura quotidiana del Vangelo e nel fare diventare nostre le convinzioni e le scelte del Signore, è la sorgente di serenità e di gioia: andiamo avanti “illuminati” e “luminosi” grazie all’esempio e allo stile del Maestro. Amare e credere sono risposte intrinsecamente collegate: non ci si affida a chi non si ama; se non ami, è molto difficile fidarsi.

Auguro a tutti voi di “reagire da cristiani” alle tribolazioni e alle angosce dei giorni che stiamo attraversando: “con la perseveranza – dice Gesù – salverete le vostre anime” (Lc 21,19), senza soccombere allo scoraggiamento, al pessimismo, alla paura, alla fuga e alla paralisi della vita…

Ritorniamo talora sulle parole di san Pietro qui riportate e su quelle che insieme ascoltiamo ogni domenica, perché esse allargano il cuore e gli orizzonti e ci rendono certi che oltre le nubi il sole c’è ancora, pronto a risplendere… se gli uomini non fanno ombra!

Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco da te acceso un tempo
e da quella lezione di felicità che è il Vangelo,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa’ che come “fiammelle nelle stoppie”,
corriamo per le vie della città e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine e seminatori di gioia.

(Madeleine Delbrel, Che gioia credere!)

don Paolo

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5 ottobre 2014 – 6a domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista

“Tu cerca di essere degno di lode davanti a Dio, come un lavoratore che non deve vergognarsi del suo lavoro e come uno che annuncia la Parola di verità senza compromessi”: le parole di san Paolo a Timoteo sono preziose per definire la fisionomia di ogni vero ‘cristiano’, che si propone di servire senza cercare vantaggi personali.

Mentre la Chiesa universale si orienta, nel Sinodo dei Vescovi che oggi inizia, circa le sfide attuali che interessano la maggior parte dei battezzati, impegnati nella vocazione familiare, ogni discepolo è chiamato a rinnovare – come vogliamo fare in questa Eucaristia – il proposito di una fede umile e utile a Dio e ai fratelli.

don Paolo

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28 settembre 2014 – 5a domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista

Il primo e più grande impegno dei figli di Dio consiste nel tenere forti i legami con il Padre, con la vita e con tutti i fratelli: amerai il Signore tuo Dio, che non vedi, e avrai cura anche di te stesso per essere capace di amare veramente ogni persona che vedi accanto a te. Non c’è altra regola superiore a questa o che in essa non sia contenuta.

Sollecitati da questo richiamo, invochiamo lo Spirito santo sul Sinodo dei Vescovi, che tra pochi giorni affronterà le problematiche attuali della famiglia, e sul nostro oratorio, che riprende il suo servizio. Chiediamo a Lui di ispirarci ad amare come Gesù e di rendere la Chiesa, in questo tempo travagliato,luce di verità, voce di giustizia e lievito di solidarietà.

don Paolo

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21 settembre 2014 – 4a domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista

Continuando la contemplazione di Gesù, eccoci oggi dinanzi ad una delle sue rivelazioni: “Io sono il pane che dà la vita. Chi si avvicina a me con fede non avrà più fame, chi mette la sua fiducia in me non avrà più sete”. Nel dono dell’Eucaristia, annunciato in queste parole, troviamo un sostegno indispensabile per amare, servire e lottare per il bene.

“Noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani”: facendo nostra la preghiera del profeta Isaia, chiediamo la grazia che, accogliendo Cristo nella Parola e nel Pane spezzato, la nostra esistenza sia unita alla sua sempre di più. Una fede convinta ci renda un segno vivo di Gesù e un pizzico di lievito di Vangelo.

don Paolo

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